Cos’è un tatuaggio

Cos’è un tatuaggio.

La parola tatuaggio viene dal polinesiano tattaw, che vuol dire “incidere, decorare”. L’origine del termine è dovuto a James Cook , nel 1771.  I tatuaggi sono diffusi nella popolazione generale: studi epidemiologici condotti sulla popolazione americana del 2006 riporta che il 24 % degli americani tra i 18 ed i 50 anni  hanno almeno un tatuaggio. Il 20% degli europei sono tatuati.

Eseguire un tatuaggio ha a che fare con la ricerca dell’affermazione della propria una identità: la pelle, come una tela diviene il luogo ove esprimere qualcosa di sé, mostrandolo agli altri. Il significato simbolico dell’immagine riporta poi ad una dimensione emotiva e “tribale”.  Tuttavia ciò che a 18 anni appare come appagante nel tempo può divenire imbarazzante o non corrispondere più alla condizione psicologica della persona.  Così si calcola che circa il 25% di coloro che si sono tatuati nel tempo rimpiangono di avere eseguito il tatuaggio.

 

 

 

Tatuaggio policromo

Gli inchiostri

I tatuatori non sono ad oggi tenuti a dichiarare la composizione degli inchiostri. Consigliamo invece di farsi sempre rilasciare tale composizione.

Conosciamo in linea generale la composizione degli inchiostri, ad esempio:

gli inchiostri neri sono composti da ossido di ferro e carbone

gli inchiostri blu da azzurro, blu cobalto,alluminato di cobalto

gli inchiostri rossi da ocra, cinabro, cadmio rosso, ossido di ferro, naftolo

gli inchiostri verdi da ossido di cromo, cromato di piombo, ftalocianina

L’inchiostro infiltrato con l’ ago dal tatuatore si concentra nella giunzione dermo epidermica e nel derma profondo. Dopo una prima reazione, le particelle di pigmento, della grandezza media di 40 nm  (ossia 0.00004 millimetri) rimangono fisse nella sede di iniezione per l’azione dei fibroblasti, cellule che fagocitano il pigmento trattenendolo.

Sia i tatuaggi professionali che amatoriali presentano profondità  e densità  di pigmento molto variabili, sulla base delle scelte fatte dal tatuatore o dal soggetto.  Questo elemento è importante da considerare per comprendere come vi sia una variabilità  nel numero di sedute necessarie per rimuovere un tatuaggio.

Vi è  una tendenza da parte di fagociti mobili (cellule della pelle) a spostare il pigmento in profondità nel derma, con il passare degli anni. Ciò spiega come i tatuaggi tendano nel tempo a sbiadire, a divenire bluastri, e meno nitidi.

 

Come si esegue un tatuaggio.

Si calcola che durante un tatuaggio la pelle venga punta tra le 50 e le 3000 volte al minuto, a seconda che sia eseguito a mano o con l’apposita macchinetta. La macchina attraverso un motore, ora elettrico, spinge uno o più aghi nella pelle, depositando il pigmento nel derma. Gli aghi possono avere dimensioni diverse, così come la profondità  di penetrazione è regolabile in molti strumenti. Il tatuatore può così esprimere sfumature, diverse densità di colore, per rendere al meglio l’immagine.

 

Fare un tatuaggio può portare ad effetti collaterali?

Sì, anche se solitamente non gravi, nell’immediato.

– infezioni (HIV, epatiti, tubercolosi) se non si osservano le regole igieniche necessarie

– reazioni allergiche (sopratutto con colori come il giallo, verde, blu cobalto)

– evoluzioni tumorali benigne in pochi casi

– evoluzioni tumorali maligne: ad oggi non è dimostrata una incidenza superiore alla norma di tumori della pelle da tatuaggio.

Per evitare effetti collaterali gravi è sconsigliatissimo rivolgersi a tatuatori non autorizzati per l’esecuzione dei tatuaggi.

Se sei un tatuatore partecipa al nostro studio sui pigmenti e sulle reazioni della rimozione laser dei tatuaggi.

 

Tipi di tatuaggi

 

Professionali: eseguiti con metodi standardizzati hanno maggiore profondità  nel derma e generalmente maggiore densità  di pigmento. Alcuni tatuaggi come i tribali o le cover-up raggiungono la massima densità.

Amatoriali: eseguiti con aghi, pigmenti domestici come china, cenere, ecc. Sono incostanti nella quantità  e nel tipo di pigmento utilizzato, e meno profondi. La loro rimozione  è più facile e richiede meno sedute solitamente.

Cosmetici: possono essere semipermanenti o permanenti. Il pigmento ha bassa densità  e localizzazione superficiale. Localizzati al livello delle sopracciglia, o per definire il contorno delle labbra (colore rosa).

Tatuaggi traumatici: involontari, sono causati dall’effetto dell’asfalto, che agisce come pigmentante. Rispondono bene la laser Q switched

Tatuaggi da siringa: in coloro che disinfettano le siringhe con la fiamma, annerendole

Tatuaggi all’henné: non sono da rimuovere con laser, perché svaniscono spontaneamente.

 

Metodi di rimozione dei tatuaggio, prima del laser Q switched

Salabrasione: metodo greco, del 534 d.c. si apre l’epidermide e si applica sale, lasciandolo con una garza. Si ottengono cicatrici risidue.

Dermoabrasione: poco utilizzato, ma anche ora riscontrabile: abraisone della cute,precendetemente congelata, spazzolamento con spazzole di ferro che creano grande sanguinamento. Si creano sempre cicatrici

Luce pulsata intensa: utilizzata per la rimozione dei tatuaggi è inefficace e lascia cicatrici

Escissione chirurgica: si rimuove l’epidermide con innesco cutaneo successivo. Lascia cicatrici.

 

Il laser Q switched per primo ha costituito la vera rivoluzione nella rimozione dei tatuaggi, permettendone la rimozione sicura e senza effetti collaterali significativi.

 

A cura dell’ Equipe del Centro rimozione tatuaggi di Polimed, Brescia

 


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